Ci risiamo: in Champions League tocca ancora a Juventus e Real Madrid. Ormai è una classica del calcio europeo: con i suoi pro, i suoi contro, la sua storia. Infinita. E fatta soprattutto di giocate e di sorprese. Noi abbiamo selezionato le 5 partite migliori tra queste due squadre: siete d’accordo?

LA MALEDIZIONE DEL CHAMARTIN

Il vento ha spezzato tutto: pure alcune storie, mille volti, milioni di tifosi. Era il 21 febbraio del 1962, e il Real Madrid era la squadra più famosa, forte, stimata al mondo. Poi arrivò la Juventus, che quella sera si giocava il passaggio del turno in Coppa Campioni: lo faceva contro i blancos, e all’andata aveva già perso.

In Spagna? Ribaltò il risultato e costrinse les merengues a giocare la partita di spareggio. E fu proprio Sivori a segnare il gol della vittoria, che voleva dire tanto, probabilmente tutto. Maurice Guigue appone il triplice fischio su una gara che segnava la fine del mitico Chiamartìn, il primo stadio madrileno, inaugurato nel lontano 1947. E che otto anni dopo si chiamerà Santiago Bernabeu. Ma fine di cosa? Del mito di quel luogo, inespugnabile fino a quel momento.

Dopo ormai oltre cinquant’anni, ancora oggi in Spagna si ricorda quel colpo di Sivori: genio e sregolatezza, ma soprattutto l’unico in grado di battere una delle squadre più forti di tutti i tempi. Che gran giocatore, il Cabezon: il più forte di quel campionato. Ma soprattutto l’uomo con più coraggio. E al Chamartìn ne serviva, eccome.

QUARTI DI EMOZIONI

Oh, il 1996 è un bell’anno per la Juve. Arriva la Champions, soprattutto. Ma il percorso è netto ed entusiasmante, soprattutto perché davanti i bianconeri si ritrovano il Real Madrid. Dopo aver vinto il girone, gli juventini pescano i blancos nell’urna di Nyon. E al Bernabeu non c’è Vialli, sacrilegio.

Ecco: l’inizio non è affatto incoraggiante. Dal primo minuto le Merengues surclassano i bianconeri nel gioco e nel ritmo: il protagonista è infatti Peruzzi, che è in serata di grazia e si vede. Zamorano però combina con Laudrup, che serve Raul: è 1-0. Madrid avanti, pure meritatamente incanalato verso la vittoria.

Al ritorno, il Delle Alpi si colora della vera Juve. Vialli – per molti distratto dalla querelle sul rinnovo di contratto, trascina la squadra con quella fascia sul braccio che luccica più che mai. Il Real è annichilito al quarto d’ora: è Del Piero, con un calcio di punizione, a battere le maglie della barriera spagnola e a pareggiare il gol di Raul. Boom, boom, boom: la Juve riparte subito alla ricerca del gol che potrebbe valere le semifinali. Padovano rileva Ravanelli, squalificato: è un segno del destino. Diagonale di sinistro che batte Buyo. Juve avanti nel tripudio torinese.

LA FINALE 1998

C’è Panucci nella formazione del Real Madrid, e in molti altri poi giocheranno nel calcio italiano. Del resto, basta guardare quella fortissima formazione: due anni prima Roberto Carlos era in A con la maglia dell’Inter, salvo poi essere ceduto in quanto tacciato di scarso talento. Assurdo, sì: come l’avventura di quel Fernando Rodondo che avrebbe dovuto cambiare le sorti del Milan, ma non ne ebbe occasione a causa dei guai fisici. Ah, poi c’era Seedorf: acquistato con Roberto Carlos, ma dalla Samp. Tre anni dopo lo rivedremo in Italia con Inter e Milan. Infine, Mijatovic: alla Viola dal 1999 al 2002.

Insomma: grandi squadre. Che si equivalevano, poi. Perché la Juve poteva schierare Peruzzi, Torricelli, Montero, Di Livio, Inzaghi, Del Piero. E poi, ancora: Iuliano, Deschamps, Zidane, Pessotto, Davids. Gente che vince, che sa farlo. Da quel quarto di finale, Raul era cresciuto tantissimo. Poi c’era Morientes, una sentenza. Quindi capitan Hierro: con sé, il giusto timore reverenziale.

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Chi la decise? Proprio il futuro eroe della Fiorentina, con l’unico gol della partita. Lo mise a venticinque minuti dalla fine: Roberto Carlos tirò al volo dal lato sinistro dell’area di rigore juventina, il pallone viene toccato da Mark Iuliano, solo che avviene con entrambi i piedi. La palla è dispettosa: gli rimbalza tra un piede e l’altro e finisce nella zona di Mijatovic, che supera Peruzzi e segna a porta vuota.

Dopo anni, il gol dell’attaccante del Madrid viene tuttavia ricordato per le polemiche sulla regolarità: dopo il gol, nessun giocatore della Juve ebbe la forza di protestare, ma dalle immagini del match si può notare come la punta si trovasse oltre la linea dei difensori. Per Mijatovic, invece, andava guardata la posizione di Pessotto.

LA PERLA DI DEL PIERO, SEMIFINALI 2003

In semifinale, la Juve è una sentenza. Ma la più memorabile resta la rimonta clamorosa contro il Real Madrid dei Galacticos, quello allenato da Vicente Del Bosque. Figo, Zidane, Roberto Carlos, Hierro. Poi Raul e Ronaldo, il Fenomeno. In porta Casillas. Insomma: quasi inarrivabili. Non per la Juve di Del Piero e Conte: anche se l’andata termina 2-1 grazie a una zampata di Trezeguet che regala le porte socchiuse ai bianconeri in vista del ritorno. I giornali, però, non davano una minima chance alla squadra di Marcello Lippi.

Come sempre accade, i pronostici vengono totalmente ribaltati. Trezeguet e Del Piero ribaltano in un tempo il risultato dell’andata: Alex fa una doppia finta, mette a sedere Hierro e Salgado e batte Casillas sul primo palo. Bene: ora rileggete e capirete quanto talento ci vuole per creare qualcosa del genere. A inizio ripresa, Buffon para un rigore fondamentale a Luis Figo. La Juve è indemoniata: dopo 5 minuti chiude i conti con un contropiede di Nedved dopo un lancio pazzesco di Zambrotta. Nel finale, gol di Zidane. Ma soprattutto giallo per il ceco: salterà la finale con il Milan, all’Old Trafford. E sarà decisivo.

LE LACRIME DI CARDIFF

Il calcio è bello perché ti dà sempre una seconda possibilità: o almeno così pensava Gigi Buffon, alla terza finale europea della sua vita. Ecco: non è andata così. E’ successo che ha vinto il Real Madrid, quello del suo amico Zidane, ed è successo al Millennium Stadium di Cardiff.

Il Real diventa la prima squadra a vincere la Champions per due anni di fila, facendo sfumare il sogno triplete per la Juve, che continua a collezionare bocconi amari nelle finali della massima competizione europea: nove epiloghi giocati, sette Champions perse. Assurdo.

Il Real, dal canto suo, vince la sua dodicesima Coppa Campioni, lo fa travolgendo la Juve per 4-1. Il primo tempo si chiude però sul pari: al gol di Cristiano Ronaldo – ma guarda un po’ – con destro incrociato all’angolino basso su assist di Carvajal, aveva quindi risposto Mario Mandzukic. Come? Con una rovesciata dal limite dell’area: qualcosa d’insensato e di difficile da spiegare. Vi invitiamo a guardare, cotanta meraviglia. Al 61’, è di nuovo vantaggio Real: Casemiro tenta la botta da fuori, il destro è deviato da Khedira e supera Buffon. Dunque, il 3-1 di Ronaldo che finalizza un cross sotto porta di Modric. Dulcis in fundo: Asensio.