E’ stata una partita strana: partiamo da qui. Soprattutto per quel pallone sul dischetto per quasi quattro minuti: un record, in questa Serie A attorniata e Var-centralizzata. Poi però Guida, che aveva assegnato un calcio di rigore in favore della Fiorentina, decide di fidarsi del lavoro al Var di Fabbri e Di Fiore. Forse fa male, forse fa bene: situazioni al limite in ogni caso.

L’EPISODIO

Andiamo per gradi: al diciassettesimo Benassi crossa da destra, Chiellini è in area e prova ad opporsi al tentativo d’imbucata dell’ex Torino. Solo che ha un braccio un po’ largo, che amplia ulteriormente nel momento del cross: Guida non è vicino, ma si fida di ciò che ha visto. Decreta il calcio di rigore, scatenando le proteste dei giocatori bianconeri e regalando una ghiotta occasione per il destro di Veretout.

Silent check: richiesta legittima. Passa un minuto, ancora nulla; passa il secondo, ma niente; passano terzo e quarto giro d’orologio e finalmente arriva la decisione. Guida fa il segno del check al Var ma non va a controllare: alla fine elimina il rigore dalla lista di cose da fare e poi dà un calcio di punizione per la Juve. Motivo? Nessun fallo su Alex Sandro, ma involonterietà del brasiliano che si fa scippare la palla e poi la colpisce involontariamente verso Benassi, in offside. Il pressing di Simeone, insomma, ha fatto la differenza: e forse la decisione è giusta proprio perché l’argentino commette un leggero fallo sul terzino juventino. Nel calderone, tutto bene quel che finisce bene.

TOP&FLOP

Ma è stata una partita strana, dicevamo. E lo è stata anche per l’annullarsi costante e vicendevole delle due squadre. Bernardeschi si è tolto un macino dallo scarpino sinistro, e poi ha esultato davanti a novanta minuti d’insulti. La chiude, infine, un Gonzalo Higuain ormai inarrestabile: sono 14 le realizzazioni in campionato, raggiunto il compagno di reparto Paulo Dybala (in attesa che quest’ultimo ritorni). Top&Flop? Eccoli, sempre puntuali.

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BERNARDESCHI TOP – Oh, bene. Ma bene davvero. Soprattutto per la questione psicologica, da non sottovalutare e unico elemento che davvero determina la differenza tra un giocatore che in questa rosa può starci o meno. Certo, la prestazione non è indimenticabile, ma prendersi determinate responsabilità fa bene innanzitutto al processo di crescita. E l’esultanza ci sta, eccome.

MANDZUKIC FLOP – Eravamo indecisi se sventolare la bandiera del centrocampo o ‘prendercela’ direttamente con Mario Mandzukic. Che sì, fa un po’ fatica, soprattutto perché senza Matuidi ha più obblighi e meno libertà. Ma anche per un piccolo ritardo di condizione su cui deve lavorare. Ora arriva il Tottenham: i suoi inserimenti sul secondo palo serviranno più che mai.