La Juventus accede per la seconda volta in tre anni alla Finale di Champions League, battendo 2-1 il Monaco nella semifinale di ritorno. Un risultato, considerando il percorso e non solo l’obiettivo in se, che fino a qualche anno fa poteva sembrare pura utopia, ma reso possibile dal lavoro lungimirante della società: la scelta di Allegri e quella di campioni navigati, in cerca di riscatto ma di grandissima caratura. Più di tutto, però, reso possibile da un aumento sensibile della mentalità europea dei bianconeri.

Già, perché la differenza sta tutta nella testa. La Juventus è maturata, ha acquisito consapevolezza, capacità di soffrire, cinismo e concretezza. Insomma, tutte quelle qualità tanto evidenti a livello nazionale sono state traslate, grazie a un processo lungo e complicato, anche al di fuori dei confini nazionali. Sono servite le cocenti delusioni con Galatasaray, Barcellona in Finale e Bayern Monaco. E’ servito giocare partite di altissimo profilo, vale a dire il miglior allenamento possibile, perché una cosa la impari a farla solo se ti eserciti.

Inutile dirlo, sono serviti gli innesti di cui si parlava sopra. Da Khedira a Mandzukic, passando soprattutto per Dani Alves. Tutti calciatori che hanno vinto tanto, abituati a partite del genere, ai quali non tremano le gambe, che sanno come si fa. Una nota di merito va all’ex Barcellona, che rappresenta tutto quello che forse mancava alla Juve: un uomo Champions. Inventa, imposta, difende, assiste e fa gol. Fenomeno.

C’è poi il lato romantico della faccenda, racchiuso nelle parole di Gigi Buffon al termine della gara di ieri: “La vita è bella anche per questo: due anni fa in molti pensavano che sarebbe stata la mia ultima finale e anche io ho valutato questa ipotesi, ma non ne ero certo. La serata di oggi è la dimostrazione che bisogna credere nei sogni fino all’ultimo giorno“. Chapeau.

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Ora, l’ultima tappa. La Juve, come detto, ci torna dopo due anni. Ma c’è una grandissima differenza, tra Berlino e Cardiff. Una squadra diversa, un centrocampo probabilmente meno forte nei singoli, ma una rosa senza dubbio più completa e più pronta. Quelli che c’erano sono cresciuti, Allegri compreso; quelli che sono arrivati hanno sostituito quelli che son partiti, innalzando il livello di maturità e solidità. Sì, la Juve è pronta per alzarla. Real permettendo, certo. Ma d’altronde per entrare nella storia della Vecchia Signora serve vincere la coppa dalle grandi orecchie: lo Scudetto a Torino sanno vincerlo tutti. Per dirla proprio alla Dani Alves: “Non abbiamo fatto niente, dobbiamo alsarla