Lo scudetto dell’orgoglio, così l’ha chiamato Massimiliano Allegri. Forse non il più bello in assoluto, ma sicuramente il migliore del ciclo Allegri. Per tanti motivi.

Perché era il primo anno del VAR e spegnere le polemiche con un trionfo era l’unica soluzione per far tacere tutti i detrattori.

Perché la rivale aveva mollato tutto per cullare il proprio sogno, e la Juve ha dimostrato che si può competere su più obiettivi e vincere.

Perché i gol di Dybala a Roma e Higuain a Milano difficilmente verranno dimenticati.

Perchè quattro double di fila non li farà mai più nessuno e mai nessuno prima era riusciti a farne due.

Perché Massimiliano Allegri è uno dei migliori allenatori in Europa e anche quest’anno ha zittito tutti quelli che sparavano sentenze di lui.

Perché, nonostante l’eliminazione, le partite di Wembley e di Madrid rimarranno nella storia di questa squadra, in barba a chi fa la morale per la mancanza di mentalità europea.

Perchè c’era un Douglas Costa in versione flash, e solo vederlo giocare era una meraviglia.

Perchè Buffon non poteva lasciare da perdente.

Perchè nell’anno degli addii, tutti meritano di essere ricordati come vincenti. Non solo Gigi, ma anche Stephan, Kwadwo e chissà, forse Claudio. La tristezza del saluto sarà addolcita dal ricordo dei trofei sollevati.

Perché la Juve è sempre la Juve e ha dimostrato ancora una volta la sua indole. Faccia al muro, distrutta, ha reagito e ha messo al tappeto l’avversario.

E soprattutto perché, dopo averlo vinto, indietro non si guarda. È già iniziata la strada verso l’ottavo titolo.

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