E’ stata l’ultima, grande parata di Gianluigi Buffon. Non di quelle che ha sempre mostrato in campo, no. Il significato era diverso, assumeva connotati differenti: era un lungo saluto, una lunga maratona di emozioni fino alla sostituzione per Pinsoglio. Il pubblico bianconero si è alzato in piedi e ha lasciato scorrere i brividi di una vita. Diciassette anni di puro godimento. E di momenti difficili, però vissuti insieme.

Eccolo, il saluto all’uomo che forse meglio di tutti ha saputo giocarsi la carta della leggenda: era sul tetto del mondo, è sceso all’inferno. Era in cima alle sue speranze, era a un passo dalla realizzazione di tutti i suoi sogni. Era Buffon, il migliore. Ma è stato principalmente un Cavaliere pazzesco al servizio di una Signora che andava attesa, rimpolpata, rincuorata.

L’ultima parata di Buffon, allora, assume i tratti di un lungo ringraziamento. Grazie per esserci stato, per aver condiviso i dolori ancor prima delle gioie. Per aver rifiutato il mondo intero e per aver fatto scendere un po’ di lacrime quando occorreva farne scendere.

Diciassette anni, tutti da numero uno. Indiscutibilmente lui, in mezzo a quei due pali. E il futuro, adesso, non ha mica importanza: è solo un’altra pagina di un libro già clamorosamente bello. In bocca al lupo, Buffon. E grazie. Le tue mani hanno salvato anche noi.

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